Quando si inizia un nuovo lavoro o si decide di lasciarlo, ci sono due concetti fondamentali che entrano in gioco: il periodo di prova e il periodo di preavviso. Sono due cose molto diverse tra loro, ma spesso vengono confuse. In questo articolo spieghiamo come funzionano, quali sono le regole da rispettare e cosa succede nella pratica.
Il periodo di prova: un test per entrambe le parti
Il periodo di prova è quella fase iniziale del rapporto di lavoro durante la quale sia il datore di lavoro sia il lavoratore possono valutare se il rapporto funziona. In sostanza, è un “periodo di rodaggio” in cui ciascuna delle due parti può decidere di interrompere il contratto liberamente, senza dover fornire particolari motivazioni e senza obbligo di preavviso.
Quando è valido il periodo di prova
Perché il periodo di prova sia valido, deve rispettare una condizione essenziale: deve essere concordato per iscritto prima che il rapporto di lavoro abbia inizio. Se non c’è un accordo scritto, o se viene inserito dopo che il lavoratore ha già iniziato a lavorare, il patto di prova è nullo, cioè come se non esistesse. In quel caso, il rapporto di lavoro si considera fin da subito a tutti gli effetti definitivo.
La durata massima del periodo di prova è stabilita dal contratto collettivo nazionale (CCNL) applicato al rapporto di lavoro. Ogni contratto può prevedere limiti diversi, a seconda del settore e del livello di inquadramento del lavoratore.
Come si calcola la durata effettiva
Un aspetto che molti non conoscono riguarda il modo in cui si conta il periodo di prova. La durata si misura in giorni di effettiva presenza al lavoro. Questo significa che i periodi di assenza, per qualsiasi motivo (malattia, ferie, permessi, infortunio o altro), non vengono conteggiati. Se, ad esempio, un lavoratore in prova si ammala per una settimana, il termine del periodo di prova si sposta in avanti di una settimana.
| Aspetto | Regola |
| Forma | Deve essere scritto e concordato prima dell’inizio del lavoro |
| Durata massima | Stabilita dal CCNL di riferimento |
| Calcolo della durata | Solo i giorni di effettiva presenza al lavoro |
| Effetto delle assenze | Spostano in avanti la scadenza del periodo di prova |
| Recesso durante la prova | Libero per entrambe le parti, senza obbligo di preavviso |
Il preavviso: quanto tempo prima bisogna avvisare
Il periodo di preavviso è un concetto completamente diverso. Si tratta del tempo minimo che deve trascorrere tra il momento in cui una delle due parti comunica la volontà di chiudere il rapporto di lavoro e il momento in cui il rapporto si conclude effettivamente.
Il preavviso serve a tutelare entrambe le parti: il lavoratore ha il tempo di cercare un nuovo impiego, e l’azienda ha il tempo di organizzarsi per sostituirlo. La durata del preavviso è stabilita dal contratto collettivo e spesso varia a seconda che si tratti di dimissioni del lavoratore o di licenziamento da parte del datore di lavoro. In molti CCNL, infatti, i termini sono diversi nei due casi.
Nota importante: il preavviso non è richiesto in caso di scadenza di un contratto a tempo determinato, poiché in quel caso la data di fine rapporto è già nota fin dall’inizio.
Le dimissioni: come si presentano
Se un lavoratore decide di dimettersi volontariamente, deve seguire una procedura ben precisa. Le dimissioni, per essere valide, devono essere presentate esclusivamente per via telematica, attraverso i canali previsti dalla legge. In pratica, il lavoratore può rivolgersi a un patronato, a un Centro per l’Impiego o a un intermediario abilitato, che provvederà a trasmettere le dimissioni in formato elettronico.
Questa procedura telematica è stata introdotta per proteggere i lavoratori dalle cosiddette “dimissioni in bianco”, cioè lettere di dimissioni firmate al momento dell’assunzione e utilizzate dal datore di lavoro in un secondo momento senza il reale consenso del dipendente.
Esistono tuttavia alcune eccezioni alla procedura telematica. Non è necessario seguirla nei seguenti casi: durante il periodo di prova (in cui il recesso è libero), quando le dimissioni richiedono la convalida presso l’Ispettorato del Lavoro (come nel caso di lavoratrici madri o lavoratori padri nei periodi di tutela della genitorialità), per i lavoratori marittimi e per i lavoratori domestici (colf, badanti, baby-sitter).
Il licenziamento: le regole per il datore di lavoro
Anche il datore di lavoro, quando intende licenziare un dipendente, deve rispettare regole precise. Il licenziamento deve essere comunicato sempre per iscritto, a pena di nullità. Può essere inviato tramite raccomandata con avviso di ricevimento, consegnato a mano con raccomandata, oppure trasmesso via Posta Elettronica Certificata (PEC).
Un aspetto tecnico ma importante: il licenziamento è un atto recettizio. Questo termine giuridico significa, in parole semplici, che il licenziamento produce i suoi effetti non dal momento in cui viene spedito, ma dal momento in cui viene ricevuto dal lavoratore. La data di ricezione è quindi fondamentale per calcolare la decorrenza del preavviso.
Attenzione alla decorrenza del preavviso
Molti contratti collettivi prevedono che il preavviso decorra da una data fissa del mese, tipicamente il 1° o il 16. Se la comunicazione di licenziamento arriva in un giorno diverso, il preavviso non parte subito, ma dal primo giorno utile previsto dal contratto. Nel frattempo, il rapporto di lavoro prosegue normalmente e le retribuzioni restano dovute.
Facciamo un esempio pratico: se il CCNL prevede che il preavviso decorra dal 1° o dal 16 del mese, e la lettera di licenziamento viene ricevuta il 3, il preavviso non partirà dal 3, ma dal 16 dello stesso mese. Dal 3 al 15, il lavoratore continuerà a lavorare e a percepire regolarmente lo stipendio.
| Situazione | Regola |
| Dimissioni volontarie | Procedura telematica obbligatoria (patronato, CPI, intermediari) |
| Licenziamento | Comunicazione scritta obbligatoria (raccomandata, PEC) |
| Decorrenza del preavviso | Dal momento della ricezione, o dalla data fissa prevista dal CCNL |
| Contratto a tempo determinato | Nessun preavviso necessario alla scadenza naturale |
| Periodo di prova | Recesso libero senza preavviso per entrambe le parti |
In sintesi
Il periodo di prova e il preavviso sono due strumenti che regolano momenti diversi del rapporto di lavoro: l’inizio e la fine. Conoscerne le regole è fondamentale per evitare errori che potrebbero avere conseguenze economiche o legali, sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro.
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